Annunci di confronto: cosa puoi dire davvero in Italia
Gli annunci «noi contro loro» funzionano, ma le regole americane qui non valgono. In Italia la pubblicità comparativa è lecita a otto condizioni precise: quali sono e come si scrive un confronto che vende senza esporti.
Gli annunci di confronto funzionano. Mettere il tuo prodotto accanto a quello che il cliente già conosce accorcia il ragionamento: non deve più capire cosa fai, deve solo capire in cosa sei diverso.
Il problema è che quasi tutte le indicazioni che girano su questo formato arrivano dagli Stati Uniti e finiscono con «resta dentro le linee guida della FTC». Qui la FTC non c'entra niente. Vale il D.Lgs. 145/2007, che sulla comparativa è più preciso e in alcuni punti più severo.
La buona notizia: in Italia la pubblicità comparativa è lecita. Non è una zona grigia, è scritta nella norma. Ma è lecita solo se rispetta tutte le condizioni, non alcune.
Le otto condizioni, in italiano corrente
L'articolo 4 elenca le condizioni di liceità. Tradotte:
- Non deve essere ingannevole. Vale su tutto: il dato, il contesto, quello che ometti.
- Deve confrontare prodotti che servono allo stesso scopo. Non puoi confrontare il tuo integratore con un farmaco.
- Il confronto deve essere oggettivo e riguardare caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative. Il prezzo può essere una di queste.
- Non deve creare confusione fra te e il concorrente, o fra i vostri marchi.
- Non deve screditare o denigrare il concorrente, i suoi prodotti o le sue attività.
- Per i prodotti a denominazione d'origine, il confronto va fatto con prodotti della stessa denominazione.
- Non deve trarre indebito vantaggio dalla notorietà del marchio altrui.
- Non deve presentare il prodotto come imitazione o replica di uno protetto da marchio.
La parola che fa tutto il lavoro è verificabili. Se scrivi «dura il doppio», qualcuno può chiederti in base a cosa. Se la risposta è «ci sembrava», il problema non è il tono dell'annuncio.
Cosa cambia rispetto alla checklist americana
Le indicazioni che circolano — confronta solo dati di fatto, niente insulti, niente affermazioni emotive, misure oggettive — vanno tutte nella direzione giusta. Ma due punti qui pesano di più.
Il logo del concorrente. Il consiglio anglosassone è «nascondilo se non hai le prove». Qui il criterio è diverso: usare il marchio altrui non è vietato in sé, lo è se serve ad agganciarsi alla sua notorietà o se genera confusione. In pratica: se il confronto è oggettivo e verificabile il marchio si può nominare, ma il rischio pratico resta alto e il vantaggio è basso. Nella maggior parte dei casi conviene confrontarsi con «il prodotto tradizionale» o «la soluzione più diffusa», non con un nome.
Chi ti ferma. Non aspettarti un procedimento pubblico. Nella pratica arriva prima la diffida del concorrente, e ti costa tempo e legali molto prima di qualsiasi sanzione.
Come si scrive un confronto che regge
Il formato che funziona meglio, ed è anche il più difendibile, è la tabella. Righe che sono caratteristiche misurabili, due colonne, nessun aggettivo.
| Cosa mettere | Cosa non mettere |
|---|---|
| Grammi, centimetri, durata, watt, cicli di lavaggio | «Migliore», «superiore», «di qualità» |
| Prezzo alla stessa quantità o allo stesso peso | Prezzo confrontato su formati diversi |
| Presenza o assenza di una funzione | Giudizi su chi compra l'altro prodotto |
| Certificazioni, con l'ente che le rilascia | Certificazioni generiche senza fonte |
Due accorgimenti pratici che valgono quanto la norma.
Confronta alla stessa unità. Il trucco del prezzo su formati diversi è la ragione più comune per cui un confronto diventa ingannevole senza che nessuno lo abbia deciso a tavolino.
Tieni le prove. Una cartella con test, schede tecniche e date. Se un giorno ti chiedono conto di una riga, la differenza fra un fastidio e un problema è avere quel file.
Se il tuo prodotto tocca la salute o l'alimentazione, aggiungi un ulteriore livello di prudenza: lì i claim hanno regole loro e le scorciatoie si pagano.
E se il confronto lo fai senza nominare nessuno
È la strada che consigliamo quasi sempre, ed è anche la più efficace nella scheda prodotto: confronta il tuo prodotto con il modo in cui il problema si risolve di solito. «Prima» e «dopo», non «noi» e «loro».
Ottieni la stessa chiarezza, non regali notorietà a nessuno e non ti esponi. E funziona anche nel momento in cui il concorrente cambia: la tua comunicazione resta valida.
Da dove partire
- Prendi la tua scheda prodotto principale e scrivi tre caratteristiche misurabili in cui sei oggettivamente diverso. Se non ne trovi tre, il problema è di prodotto, non di comunicazione.
- Per ognuna, scrivi accanto dove sta la prova. Se una casella resta vuota, quella riga non va in pubblicità.
- Costruisci la tabella senza nominare nessuno, con il confronto sul metodo tradizionale.
- Se vuoi comunque nominare un concorrente, fallo vedere a un legale prima di spendere. Costa meno della diffida.
Questo articolo racconta come impostiamo il lavoro, non è un parere legale.
Articolo a cura del team Altro Agency · aggiornato il 1 settembre 2026
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